feb
7
2010

Django Reinhardt – 1

Django Reinhardt – parte prima

Django Reinhardt – Jean-Baptiste Reinhardt, detto Django – nacque a Liverchies, in Belgio, il 23 gennaio 1910, da una famiglia di origini manouche,ramo zingaro proveniente dal’Europa dell’est  che si è diffuso in Germania, nell’est della Francia, in Olanda e nel Belgio agli inizi del secolo scorso.

Apparteneva a una famiglia di musicisti ambulanti. Il padre era pianista e violinista, ed era direttore di un’orchestra da ballo con cui fece tournee in Francia, Italia, Corsica e Algeria, fino a stabilirsi col la roulotte alla periferia di Parigi.

Il repertorio era costituito da melodie folkloristiche e arie di successo, tra cui i valzer, molto in voga nei salotti e nei casinò dell’epoca.

Dunque il giovane Django si formò nell’ambiente della balera e del bal musette, cominciando a suonare a orecchio il banjo-chitarra all’età di 12 anni. Non frequentò mai nessuna scuola e non sapeva né leggere né scrivere (anni dopo il violinista Stéphane Grappelli gli insegnò a fare la firma, almeno per i contratti e gli autografi), ma nonostante ciò divenne presto un precoce virtuoso dello strumento.

Nelle balere Django, che lavorò per i più famosi fisarmonicisti musette, amava esibirsi suonando i valzer molto tecnici di Gusti Malha, notissimo banjoista degli anni ’20 che accompagnò i re delle balere e che ha composto il celebre “La valse des niglos

feb
6
2010

Verniciare a gommalacca – seconda parte

I PREPARATIVI

Prima di tutto, è necessario carteggiare il legno con carta vetrata molto fine, partendo da 180, poi 220, poi 320. Buona cosa è bagnare leggermente le fibre con dell’acqua tiepida per alzare il pelo del legno e quando questo è asciutto passarlo con una grana 400. La bagnatura permette anche di evidenziare piccoli strisci e difetti del legno che ad occhio nudo risulterebbero poco visibili.

Procedete poi alla turatura dei pori con stucco all’acqua, con pomice, con colla o con qualsiasi altro materiale vi piaccia. Alcuni sono soliti oliare la superficie carteggiata per dare più profondità alla vernice. Sicuramente questo esalta le venature e le fiammature e rende l’aspetto finale della vernice più gradevole alla vista, ma personalmente ritengo che questo passaggio sia da evitare soprattutto per i principianti, in quanto un olio mal cotto o impuro può seccare in maniera irregolare o creare delle macchie che potrebbero rovinare tutto il lavoro. In ogni caso, la quantità di olio dovrebbe essere molto limitata. Dopo pochi minuti di asciugatura si è pronti per iniziare il lavoro di stesura vero e proprio.

La gommalacca deve essere sciolta nell’alcool per essere stesa. In genere il rapporto è di una parte di gommalacca per dieci parti di alcool ma non è una regola fissa, perché altri professionisti utilizzano diverse proporzioni. Versate l’alcool e la gommalacca in un barattolo di vetro, chiudetelo ermeticamente e agitatelo con vigore. Continuate ad agitarlo per una decina di minuti, poi mettete il barattolo accanto a una fonte di calore (una stufa, il sole). Ogni tanto ricordatevi di agitare il barattolo e, se avete agito correttamente, il giorno dopo la gommalacca si sarà quasi interamente sciolta nella soluzione. Filtrate il tutto con una garza e sarete pronti per iniziare.

Luca Milani

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feb
4
2010

Verniciare a gommalacca – prima parte

…ed ecco, come promesso, il primo post dell’ottimo Luca Milani, dedicato alla verniciatura a gommalacca.

Buona lettura e ricordatevi di seguire le puntate successive

La Gommalacca ( Luca Milani)

La gommalacca come vernice è stata introdotta solo agli inizi dell’ottocento, in quanto prima i mobilivenivano verniciati a cera. Si applicavano varie mani e si strofinava fino a che si raggiungeva la brillantezza desiderata. Questa vernice presentava però degli inconvenienti: era infatti piuttosto debole all’azione di agenti esterni come acqua, muffe, e abrasioni. Attorno al 1820 in Francia si pensò di applicare a tampone la gommalacca diluita in alcool: la tecnica sembrò così efficace che si diffuse rapidamente in tutta Europa.

Il procedimento di stesura della gommalacca a tampone nel corso degli anni è diventata una sorta di arte per i mobilieri, tanto che fino all’avvento delle vernici sintetiche regnò incontrastata come metodo di verniciatura principe. Effettivamente, la gommalacca ha parecchi vantaggi: non è tossica, si stende facilmente, essica velocemente, è economica.

I MATERIALI

Ovviamente la gommalacca. Viene venduta in polvere o a scaglie. Si trova in una varietà di colori: arancio, ambra, rubino, bianca, etc. Ha la proprietà di sciogliersi in alcool (metanolo, etanolo, propanolo e butanolo), e la soluzione mantiene inalterate le sue proprietà per circa sei mesi. Il metodo della gommalacca a tampone ha bisogno ovviamente di un tampone di cotone, che dovrebbe essere pulito e avvolto su se stesso come una garza. Occorre poi dell’olio, preferibilmente di lino cotto, per permettere al tampone di scivolare sulla vernice precedente.

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feb
2
2010

Qualcosa è cambiato…

Benvenuto nel blog degli Oncle Archibald!

Il titolo preannuncia un rinnovamento:  sono felice infatti di confermare la presenza  di Paolo Bacco come terzo componente del gruppo.

Con Paolo abbiamo sperimentato diverse collaborazioni. E’ un esperto chitarrista gypsy e blues, proveniente dalla quella fucina di musicisti che è Rovigo. Chissà se questa sua duplice personalità aprirà nuove strade per l’evoluzione della nostra musica…

Naturalmente talvolta ospiteremo anche il giovane Alberto Grando, mio capace allievo, già presente in diverse nostre serate.

Un’altra novità è che abbiamo voglia di nuove contaminazioni musicali, perciò stiamo valutando l’idea di utilizzare degli strumenti etnici.  Primo fra questi la baglama, che ho conosciuto in Turchia e di cui descriverò qualche dettaglio nei prossimi post.

Inoltre abbiamo finalmente cominciato la composizione dei brani del nostro prossimo CD, di cui offriremo delle anteprime agli affezionati del blog. Chi ha orecchie per intendere…ascolti! E ci dica cosa ne pensa

Cosa non è cambiato, invece?

Naturamente la solida presenza di Alessandro Arcuri al contrabbasso e la mia, Massimo Valvasori, alla chitarra.

E nemmeno le chitarre, costruite dal validissimo liutaio Luca Milani che, tempo (suo) permettendo, ci fornirà qualche articolo di sicuro interesse.

A presto

Massimo