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	<title>Oncle Archibald gypsy jazz &#187; il liutaio</title>
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	<description>Gypsy jazz, Swing manouche, Gypsy swing, Django Reinhardt, chitarre Selmer Maccaferri...tutta un&#039;altra musica!</description>
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		<title>La Chitarra Manouche, ovvero Selmer Maccaferri – parte settima</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 08:53:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[il liutaio]]></category>

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		<description><![CDATA[la produzione delle chitarre Selmer – Maccaferri (seconda parte)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.onclearchibald.it/wp-content/uploads/2010/05/Selmer-etichetta1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1049" title="Selmer etichetta" src="http://www.onclearchibald.it/wp-content/uploads/2010/05/Selmer-etichetta1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><span style="font-size: small;">la produzione &#8211; seconda parte<br />
</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Se in definitiva i modelli classici non ebbero il successo sperato da <strong>Maccaferri</strong>, il modello “<strong>Jazz</strong>” si rivelerà invece uno strumento dalla grande personalità. </span></p>
<p><span style="font-size: small;"><strong>Selmer-Maccaferri</strong> o solo <strong>Selmer</strong>, in ogni caso nulla fa assomigliare questa <strong>chitarra</strong> ad una chitarra “Jazz” stile <em>archtop</em> o ad una chitarra a tavola piatta. E&#8217; molto più “grezza” da suonare e non possiede il calore e la dolcezza tipiche degli strumenti americani, tanto dal punto di vista del suono quanto da quello dell’approccio allo strumento. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Ma <strong>Django</strong> ed i <strong><em>manouche</em></strong> vi hanno trovato le qualità delle quali avevano bisogno per esprimersi: una chitarra che resiste all’assalto delle loro pennate così forti. La chiarezza, la profondità dei bassi e la proiezione del suono sono le sue principali virtù. Associata a delle particolari <strong>corde</strong>, le “<strong>Savarez Argentine</strong>”, possiede il timbro caratteristico che dona tutto il suo colore a questa forma di <strong>jazz acustico</strong>. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Dalla sua apparizione ha avuto un subitaneo successo, ma il suo prezzo era comunque più elevato rispetto alle altre chitarre dell’epoca; iniziarono così a diffondersi copie sul mercato. In quegli anni molti liutai italiani oltre a <strong>Maccaferri</strong> si spostarono a Parigi per costruire <strong>mandolini</strong>, <strong>violini</strong> e <strong>chitarre</strong>, e, vista la forte domanda del pubblico, presto si dedicarono alla costruzione di copie della famosa <strong>Selmer</strong>. Tra i primi grandi <strong>liutai</strong> che vi si dedicarono ricordiamo Jacobacci e <strong>Di Mauro</strong>; ma anche <strong>Busato</strong>, Olivieri, <strong>Anastasio</strong>, Pappalardo, <strong>Favino</strong> e numerosi altri meno conosciuti. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Molti <strong>liutai francesi</strong> (<strong>Maurice Dupont</strong> sopra tutti) si dedicarono con egual fervore a dare nuova vita ai modelli Selmer dopo che la ditta d’origine ne fermò la produzione. Le <strong>chitarre Selmer</strong> rimangono ancora oggi ricercate nel mondo intero. <strong>Django Reinhardt </strong>è divenuto universale e, con lui, questi strumenti. Sono lo strumento insostituibile della <strong>musica <em>manouche</em></strong>, e meritano senza dubbio il loro posto d’onore nella grande famiglia delle chitarre nate nel corso del XX secolo.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Luca Leimer</span><br />
<span style="font-size: small;"><a title="Oncle Archibald" href="http://www.onclearchibald.it">Oncle Archibald</a></span></p>
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		<title>La Chitarra Manouche, ovvero Selmer Maccaferri – parte sesta</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 08:55:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[il liutaio]]></category>

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		<description><![CDATA[la produzione delle chitarre Selmer - Maccaferri (prima parte)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.onclearchibald.it/wp-content/uploads/2010/04/Mario-Maccaferri.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-829" title="Mario Maccaferri" src="http://www.onclearchibald.it/wp-content/uploads/2010/04/Mario-Maccaferri.jpg" alt="" width="224" height="291" /></a><span style="font-size: small;">La produzione &#8211; prima parte</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Rispetto alla produzione di strumenti a fiato dell’officina <strong>Selmer</strong>, la fabbricazione delle <strong>chitarre</strong> appariva come accessoria e non rappresentava che una piccola parte dell’attività, alla quale la direzione della compagnia non prestava molta attenzione. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Ci sono rimasti solo due listini della ditta che ci danno delle preziose informazioni, il primo sul periodo precedente alla guerra ed il secondo sul periodo seguente. La produzione delle chitarre iniziò dunque nel 1932 per chiudersi definitivamente nel 1952. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">La produzione totale delle <strong>chitarre Selmer-Maccaferri</strong> si situa intorno ai novecento esemplari. Su questo totale circa duecento sono chitarre a quattro corde e altre duecento sono <strong>chitarre classiche</strong> del tipo inizialmente progettato da <strong>Maccaferri</strong>.</span></p>
<p><span style="font-size: small;"> Possiamo dunque quantificare in circa cinquecento esemplari il numero delle <strong>chitarre</strong> (non Maccaferri) per il modello <strong>jazz</strong> con buca ovale e tastiera da quattordici tasti. La loro rarità oggi è spiegata con la piccola quantità che ne fu prodotta.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Luca Leimer</span><br />
<span style="font-size: small;"><a title="Oncle Archibald" href="http://www.onclearchibald.it">Oncle Archibald</a></span></p>
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		<title>La Chitarra Manouche, ovvero Selmer Maccaferri – parte quinta</title>
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		<pubDate>Fri, 28 May 2010 11:24:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[il liutaio]]></category>

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		<description><![CDATA[seconda parte della costruzione della chitarra Maccaferri]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.onclearchibald.it/wp-content/uploads/2010/05/Selmer-etichetta1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1049" title="Selmer etichetta" src="http://www.onclearchibald.it/wp-content/uploads/2010/05/Selmer-etichetta1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><span style="font-size: small;"><em>La costruzione della <strong>chitarra  Selmer Maccaferri</strong></em> <em>(seconda parte)</em></span></p>
<p><span style="font-size: small;">Nei modelli a corde in nylon il ponte era costruito in ebano, con una superficie in due parti per una maggiore precisione del suono. Il ponte dei modelli in corde metalliche era invece posato sulla tavola, non incollato, alla stessa maniera dei mandolini e serrato da due “baffi” a punta che invece erano incollati sulla tavola. Questi ultimi avevano un ruolo estetico e permettevano di riposizionare rapidamente il ponte. Differenti livelli di <em>action </em>del ponte erano stati proposti e permettevano di cambiare facilmente anche l’<em>action</em> delle corde e quindi l’approccio allo strumento. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Un’altra novità inserita da <strong>Maccaferri</strong> consisteva nel posizionare gli ingranaggi della meccanica per l’accordatura sotto una protezione di metallo, in tal modo rendendoli molto più resistenti alle ingiurie del tempo, tanto che questo principio molto efficace è oggi quasi universalmente adottato nel mondo delle <strong>chitarre acustiche</strong>. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">La cordiera, molto originale per l’epoca, fu pensata anch’essa da <strong>Maccaferri</strong> sulla scia delle cordiere utilizzate per la realizzazione dei <strong>mandolini</strong>. Le sei estremità tondeggianti sono forate per permettere di accogliere le corde con un fermo o con un semplice nodo, e permettono un cambio molto rapido delle corde.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Come abbiamo visto in precedenza, gli operai dell’officina <strong>Selmer</strong> abbandonarono la fabbricazione dei differenti modelli “<strong>Maccaferri</strong>”, anche di quelli dotati del risuonatore. Tra i vari cambiamenti che interessarono le chitarre dopo la partenza del liutaio, il principale fu la forma della buca, che, priva di un risuonatore non aveva più necessità di essere tanto larga. Divenne dunque più piccola e di forma ovale, restando uno standard di queste chitarre. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il manico si stabilizzò presto nella sua versione da quattordici tasti esterni alla cassa e il sistema di barre interno finì per rinforzarsi con un’ulteriore barra orizzontale supplementare, per bilanciare la maggiore lunghezza delle corde e quindi il diverso tiraggio. L’estremità della tastiera non sconfina più al di sopra della buca ma diviene concava e le si ferma davanti, offrendo in ogni caso ventuno tasti.Tutte le altre caratteristiche impostate da <strong>Maccaferri</strong> resteranno invece immutate. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Due marchi identificano le chitarre <strong>Selmer</strong>, uno sulla paletta, l’altro all’interno della cassa. Nel corso dei due primi anni anche il nome di <strong>Maccaferri</strong> comparve seguito dal numero del brevetto al di sopra del logo <strong>Selmer</strong>, ma presto restò solo quello dell’azienda. All’interno della cassa è incollata l’etichetta della ditta, sulla quale appaiono il numero seriale della chitarra e il nome del modello.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Quando restò solo il modello “<strong>Jazz</strong>” a sei corde con manico da quattordici tasti e buca ovale, il nome del modello scomparve e il numero della chitarra fu semplicemente ripetuto.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Luca Leimer</span></p>
<p><span style="font-size: small;"><a title="Oncle Archibald" href="http://www.onclearchibald.it">Oncle Archibald</a></span></p>
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		<title>La Chitarra Manouche, ovvero Selmer Maccaferri – parte quarta</title>
		<link>http://www.onclearchibald.it/la-chitarra-manouche-ovvero-selmer-maccaferri-%e2%80%93-parte-quarta.html</link>
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		<pubDate>Sat, 15 May 2010 11:05:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[il liutaio]]></category>

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		<description><![CDATA[la costruzione della chitarra Selmer Maccaferri - prima parte]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.onclearchibald.it/wp-content/uploads/2010/05/Chitarra-gypsy.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1028" title="Chitarra gypsy" src="http://www.onclearchibald.it/wp-content/uploads/2010/05/Chitarra-gypsy-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><span style="font-size: small;"><em>La costruzione della <strong>chitarra Selmer Maccaferri</strong></em> <em>(prima parte)</em></span></p>
<p><span style="font-size: small;">Largamente ispirato da Mozzani, <strong>Maccaferri</strong> riprenderà numerosi aspetti della fabbricazione delle <strong>chitarre</strong> già pensati dal maestro <strong>liutaio</strong>, come il ponte diviso in due parti, il fondo incurvato della cassa e i rinforzi inseriti all’interno del manico. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">La sua principale innovazione sarà certamente costituita dall’adozione della cassa di risonanza inserita all’interno della cassa armonica, ma il merito più grande resta quello di aver dato vita ad un modello “Jazz” nel momento in cui questo non esisteva ancora e maggiore ne era la necessità. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Le caratteristiche dei modelli <strong>Selmer –Maccaferri </strong>erano molto originali per l’epoca e fecero ben presto scuola nel mondo della <strong>liuteria</strong>. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il manico era generalmente in legno di noce e diviso in tre parti, rinforzato con l’inserimento di sbarre in alluminio e dotato di 14 tasti al di fuori della cassa. L’estremità della tastiera, dalla parte della corda più sottile,  si prolungava al di sopra della buca e permetteva in tal modo di ottenere 24 tasti per la prima corda. Era sempre presente un tasto zero e il capotasto di testa non serviva che a guidare le corde. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il sistema delle barre per il modello “Jazz” prevedeva l’inserimento di quattro barre orizzontali primarie all’interno della cassa. La cassa in questione era quasi sempre realizzata in legno di palissandro o in mogano, qualche volta in acero massiccio, contenente il noto sistema del risuonatore, una sorta di seconda cassa incollata sotto la tavola e aperta sotto la buca. Questa doveva poter vibrare senza nessun tipo di costrizione. La larga buca a forma di D, tanto caratteristica, era destinata proprio a permettere al suono chiuso nel risuonatore e nella cassa di liberarsi all’esterno. Secondo alcuni chitarristi l’adozione del risuonatore interno apportava in effetti un miglioramento del suono ai modelli con corde in nylon, ma per molti altri la differenza non era evidente, specie per i modelli a corde metalliche.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Luca Leimer<br />
</span><br />
<span style="font-size: small;"><a title="Oncle Archibald" href="http://www.onclearchibald.it">Oncle Archibald</a></span></p>
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		<title>La Chitarra Manouche, ovvero Selmer Maccaferri – parte terza</title>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2010 06:44:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[il liutaio]]></category>

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		<description><![CDATA[la produzione, l'abbandono della Selmer e gli strumenti di plastica]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.onclearchibald.it/wp-content/uploads/2010/05/Selmer-etichetta.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-983" title="Selmer etichetta" src="http://www.onclearchibald.it/wp-content/uploads/2010/05/Selmer-etichetta.jpg" alt="" width="363" height="272" /></a><span style="font-size: small;">La storia (terza parte)<br />
</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Agli albori della creazione dell’atelier delle <strong>chitarre Selmer</strong>, nel 1932, due diversi tipi di <strong>chitarre</strong> erano dunque proposti, il modello classico con corde in nylon ed il modello acustico con corde in metallo.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">La <strong>chitarra</strong> che montava corde in nylon era a sua volta disponibile in tre differenti versioni: un modello classico, un modello “Espagnol” e un modello “Concert”. Quest’ultimo era il frutto più complesso della progettazione di <strong>Maccaferri</strong>, quello su cu aveva più lavorato. Possedeva una cassa tanto voluminosa da poter contenere una seconda cassa armonica interna chiamata “risuonatore”. Era dotata di un fondo incurvato (come una <em>archtop </em>per intenderci), la qual cosa era una assoluta novità per l’epoca, e una larga buca a D che permetteva al suono di uscire agevolmente dal risuonatore e dalla cassa armonica principale.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Infine esistevano rarissimi modelli di chitarra ad arpa, dei quali <strong>Maccaferri</strong> si serviva volentieri per suonare e che furono prodotti in pochissimi esemplari.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Per contro i modelli a corde metalliche erano molto più numerosi. Il modello “Orchestre”,  meglio noto come “Jazz”, fu quello che riscosse il più grande successo e fu adottato per l’appunto da <strong>Django Reinhardt</strong>. Come modello “Orchestre” comparvero anche alcune versioni a quattro corde, come il modello “Eddie Freeman” che era un vera chitarra a quattro corde e non, come si è spesso indotti a credere, una chitarra tenore. La variante tenore era tuttavia disponibile insieme ad un’ulteriore variante di chitarra Hawaiana.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Nel 1933 la produzione opera ormai a pieno regime e la presenza di <strong>Maccaferri</strong> in officina si rende meno necessaria, al punto che delle dispute con il direttore <strong>Henri Selmer</strong> lo indurranno ad abbandonare definitivamente la nota casa di strumenti musicali nel 1934.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Nel corso del suo soggiorno presso la <strong>Selmer</strong>, <strong>Maccaferri</strong> aveva comunque avuto modo di apprendere l’arte e la tecnica della fabbricazione di ance per sassofoni e clarinetti. Decide allora di orientarsi verso questo nuovo tipo di attività e, prima di fondare la sua propria casa di produzione di ance a Parigi, si trasferisce a New York nel 1939. I modelli di ance che ebbe modo di proporre in America ebbero subito un grande successo e furono estremamente apprezzate dai musicisti.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Sarà solo molto più tardi, nel corso degli anni Cinquanta che si dedicherà nuovamente alla realizzazione di chitarre, stavolta in materiale plastico, ma senza ottenere il successo sperato. Venderà tuttavia più di nove milioni di <em>ukulele</em> in plastica.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Fino alla sua morte, sempre appassionato di liuteria, continuerà instancabilmente a lavorare sul progetto di un violino in plastica. In ogni caso, se <strong>Maccaferri</strong> è restato solamente per due anni nelle officine della <strong>Selmer</strong>, nondimeno è il vero creatore del laboratorio da cui uscirono queste tanto apprezzate chitarre. Bisogna sapere però, che, dopo la sua partenza, la <strong>Selmer</strong> interruppe gradualmente la costruzione dei risuonatori interni. Si trattava di dispositivi troppo complessi, la cui lavorazione richiedeva molto tempo e la cui presenza all’interno della cassa armonica non aveva dato effettivamente prova di un netto miglioramento del suono. Infine, costituivano un ostacolo per la riparazione degli strumenti nel caso si fossero danneggiati.</p>
<p><span style="font-size: small;">Fu proprio nel 1935, dopo l’abbandono di <strong>Maccaferri</strong>, che si diede il via alla produzione dei primi modelli con la buca ovale. In breve tempo tutte le altre versioni iniziarono a sparire dal mercato per lasciare finalmente libera la scena all’unico modello “Jazz”, con una buca ovale, un manico a quattordici tasti e un cassa armonica priva di risuonatore. Questo rispondeva di fatto alle richieste dei chitarristi che avevano bisogno di un manico più sottile che offrisse ampio spazio alle loro scale (appunto quattordici tasti fuori dalla cassa armonica, per un totale di ventuno tasti). Questo modello sarà costruito fino al 1952, data nella quale l’atelier delle <strong>chitarre </strong><strong>Selmer</strong> cesserà la sua attività, e resterà il modello più conosciuto ed apprezzato dagli amatori.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Luca Leimer</span><br />
<span style="font-size: small;"><a title="Oncle Archibald" href="http://www.onclearchibald.it">Oncle Archibald</a></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>I legni per la liuteria</title>
		<link>http://www.onclearchibald.it/i-legni-per-la-liuteria.html</link>
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		<pubDate>Fri, 07 May 2010 11:10:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[il liutaio]]></category>

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		<description><![CDATA[una carrellata di legni utilizzati in liuteria]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.onclearchibald.it/wp-content/uploads/2010/02/lc_gall_selm_label_big.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-48" title="lc_gall_selm_label_big" src="http://www.onclearchibald.it/wp-content/uploads/2010/02/lc_gall_selm_label_big-300x93.jpg" alt="" width="300" height="93" /></a><span style="font-size: small;"><em>di Lukas Milani</em></span></p>
<p><span style="font-size: small;">Da molti anni ormai, la scelta dei legni da utilizzare in <strong>liuteria</strong> è una pratica consolidata. Ultimamente però, data la scarsità di alcuni alberi dovuta al taglio indiscriminato, si è cercato di trovare delle valide alternative che potessero sopperire alla mancanza senza alterare le qualità acustiche degli <strong>strumenti musicali</strong>. Famoso è il caso dell&#8217;<strong>adirondack</strong>, un abete di eccezionali qualità acustiche che cresce nei monti Adirondack, ad est di New York, che è servito alla costruzione delle <strong>tavole armoniche</strong> delle <strong>chitarre Martin</strong> per molti anni. Alla fine degli anni &#8217;40, quando tali alberi hanno iniziato a scarseggiare, si dovette sostituire l&#8217;adirondack con abete <strong>Sitka</strong>, un legno più blando e meno sonoro. Il risultato fu che le Martin persero l&#8217;orignale qualità espressiva, riuscendo con difficoltà a ritrovare il gusto del pubblico.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">I legni utilizzati solitamente per la costruzione delle tavole armoniche delle <strong>chitarre classiche</strong> ed <strong>acustiche</strong> sono l&#8217;<strong>abete rosso </strong>e il <strong>cedro rosso</strong>.<strong> </strong></span></p>
<p><span style="font-size: small;">L&#8217; <strong>abete rosso</strong> (picea) è presente dalla Scandinavia fino ai Balcani. Cresce in ambiente montano dai 1000 ai 200 metri. Ha un fusto che può raggiungere i 50 metri di altezza  e un diametro fino a di 80 centimetri. Possiede un colore chiaro e ha qualità timbriche notevoli.</span></p>
<p style="text-align: left;">Il <span style="font-size: small;"><strong>cedro rosso </strong>ha un colore marrone-rossastro. Ha una varietà armonica meno ampia dell&#8217;abete rosso, ma è piuttosto resistente alle deformazioni dovute alla tensione delle corde. </span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.onclearchibald.it/wp-content/uploads/2010/05/cedro-rosso.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-963" title="cedro rosso" src="http://www.onclearchibald.it/wp-content/uploads/2010/05/cedro-rosso.jpg" alt="" width="143" height="143" /></a><br />
</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Nelle <strong>chitarre acustiche</strong> l&#8217;utilizzo della <strong>Sitka</strong>, legno di conifera dal colore bianco-rosato di provenienza dal Nord America, permette un suono più brillante dell&#8217;abete rosso, ma leggermente meno espressivo.</span></p>
<p><span style="font-size: small;"><a href="http://www.onclearchibald.it/wp-content/uploads/2010/05/sitka.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-964" title="sitka" src="http://www.onclearchibald.it/wp-content/uploads/2010/05/sitka.jpg" alt="" width="143" height="143" /></a><br />
</span></p>
<p><span style="font-size: small;">I manici degli strumenti a pizzico sono costruiti spesso in <strong>mogano</strong>, un legno diffuso in Africa, oriente e america, dal colore rossastro e dalla venatura uniforme. La resistenza e il peso variano molto da specie a specie, ma la sua leggerezza, unita a una certa resistenza alla tensione e all compressione ne fanno la scelta ideale per moltissimi costruttori. Nelle <strong>chitarre elettriche</strong> viene utilizzato l&#8217;<strong>Acero</strong>, un legno dal colore bianco e non poroso di provenienza europea, piuttosto duro e pesante, ma che vanta una lunghissima tradizione nell&#8217;impiego in liuteria.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Per la costruzione delle tastiere si preferisce l&#8217;<strong>ebano</strong>, un legno scuro tendente al nero, non poroso, di provenienza africana, sud est asiatica o centro americana. La tessitura dell&#8217;ebano, compatta e facilmente lucidabile ne fa il candidato ideale per molti strumenti. Il peso specifico è piuttosto consistente. Un&#8217;alternativa all&#8217;ebano è il <strong>palissandro indiano</strong>, un legno poroso e più leggero, destinato alla costruzione di <strong>chitarre acustiche</strong> ed <strong>elettriche</strong>. Ha un suono rotondo e ricco di frequenze medio basse, che ne fa il candidato ideale nell&#8217;utilizzo dei fondi e fasce degli strumenti. E&#8217; dotato inoltre di una notevole proiezione sonora.</span></p>
<p><span style="font-size: small;"> Il <strong>cipresso</strong> è un legno utilizzato nella costruzione di fondi e fasce nelle <strong>chitarre flamenco</strong> e si caratterizza per il suono brillante, la leggerezza del materiale, e il profumo intenso e gradevole. Ha un colore chiaro tendente al giallo. </span></p>
<p><a href="http://www.onclearchibald.it/wp-content/uploads/2010/05/cipresso.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-965" title="cipresso" src="http://www.onclearchibald.it/wp-content/uploads/2010/05/cipresso.jpg" alt="" width="143" height="143" /></a></p>
<p><span style="font-size: small;">Nella costruzione di fondo e fasce vengono utilizzati anche il <strong>mogano</strong>, l&#8217;<strong>acero</strong>, il <strong>noce</strong>. Accanto a questi legni tradizionali, ultimamente si sono scoperti in liuteria il <strong>bubinga</strong>, lo <strong>ziricote</strong>, il <strong>koa</strong>, il <strong>cocobolo</strong>, il <strong>sapele</strong>, l&#8217;<strong>ovangkol</strong>, il <strong>jacaranda</strong>, lo <strong>zebrano</strong>, il <strong>padouk </strong>e moltissimi altri legni tropicali che hanno in comune tre caratteristiche: aspetto accattivante e figurato, buone qualità timbriche, resistenza alla deformazione.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Per la costruzione dei corpi delle <strong>chitarre elettriche</strong> si preferisce l&#8217;<strong>ontano</strong> (alder), un legno chiaro piuttosto resistente e il <strong>frassino</strong> (ash), un legno con venature più marcate rispetto all&#8217;ontano, ma con qualità acustiche eccellenti.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Buona Liuteria a tutti e alla prossima</span></p>
<p><span style="font-size: small;"><a href="http://www.milaniguitars.com/milaniguitars/index.htm">Lukas Milani</a><br />
</span><br />
<span style="font-size: small;"><a title="Oncle Archibald" href="http://www.onclearchibald.it">Oncle Archibald</a></span></p>
<p><a href="http://www.ninjapicks.it/?xyz=5"><img src="http://www.ninjapicks.it/phpaffiliate/product_images/nsmresozcwwdec.jpg" border="0" alt="" /></a></p>
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		<title>Custodie artigianali per strumenti musicali di Giorgos Xristonakis</title>
		<link>http://www.onclearchibald.it/custodie-artigianali-per-strumenti-musicali-di-giorgos-xristonakis.html</link>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2010 07:10:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[il liutaio]]></category>

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		<description><![CDATA[le custodie artigianali di Giorgos Xristonakis]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.onclearchibald.it/wp-content/uploads/2010/05/Milani-firma.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-923" title="Milani firma" src="http://www.onclearchibald.it/wp-content/uploads/2010/05/Milani-firma-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><span style="font-size: small;">Sopravvissuto alle agonie umide dell&#8217;inverno padano, ad Aprile ho deciso di fare un giro  a Creta, per una visita agli amici e per respirare il mare e il cielo che tanto mi erano mancati. Ho ritrovato la primavera esuberante delle orchidee selvatiche e dei profumi dal mare. Ed anche le persone che avevo conosciuto, con qualche capello bianco in più ma con lo spirito di sempre.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Tra una cosa e l&#8217;altra, a Iraklio ho avuto l&#8217;occasione di incontrare un personaggio gioviale, sincero ed innamorato del suo lavoro:   Giorgos Xristonakis.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Trent&#8217;anni, ricciuto e con un&#8217;energia che sembra inesauribile, Xristonakis è conosciuto nell&#8217;isola come il miglior costruttore di <strong>custodie per strumenti musicali</strong>. A prima vista, la cosa che più colpisce del suo lavoro è la bellezza delle sue creazioni: eleganti, curate ma assolutamente artigianali.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.onclearchibald.it/wp-content/uploads/2010/05/cust-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-924" title="custodia" src="http://www.onclearchibald.it/wp-content/uploads/2010/05/cust-1.jpg" alt="" width="544" height="408" /></a></span><span style="font-size: small;"><br />
</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Giorgos le mostra con orgoglio: <strong>custodia</strong> elegante in pelle bianca e cuciture marroni, oppure pelle marrone e finiture cromate, o <strong>doppia custodia</strong> per contenere due <strong>strumenti</strong>, o <strong>custodia per tamburi</strong> e <strong>percussioni</strong>, o custodia con profilatura del manico arcuata, o&#8230; Giorgos potrebbe passare ore a mostrare i suoi modelli più ingegnosi, bizzarri, bellissimi.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.onclearchibald.it/wp-content/uploads/2010/05/cust-2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-926" title="particolare custodia" src="http://www.onclearchibald.it/wp-content/uploads/2010/05/cust-2.jpg" alt="" width="543" height="407" /></a></span><span style="font-size: small;"><br />
</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Costruisce qualsiasi cosa su ordinazione: dategli qualche misura e assoluta fiducia, e riuscirà a creare un contenitore all&#8217;altezza del pregio dello strumento. “I <strong>musicisti</strong> girano di solito con <strong>custodie</strong> che sembrano delle bare tristi” dice, “io voglio creare contenitori eleganti”.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">A prenderle in mano colpisce la loro leggerezza. Le <strong>custodie</strong> di Giorgos Xristonakis pesano quasi metà delle comuni <strong>custodie</strong>, poco più dello stesso <strong>strumento</strong>. Effettivamente, è un vantaggio negli spostamenti avere così poco peso. Ne so qualcosa io, <strong>liutaio</strong>, a portare <strong>chitarre</strong> in giro per il mondo&#8230;</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Gli spostamenti sono facilitati anche dall&#8217;immancabile cinghia: a volte il trasporto è decisamente più comodo con uno strumento in spalla, quando entrambe le mani sono occupate con <strong>amplificatori</strong> e pedalini.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Aprendone una, noto che le chiusure in metallo sono poste in punti strategici: a differenza delle <strong>custodie</strong> economiche di provenienza asiatica, la forma a coperchio aiuta le cerniere a una chiusura ermetica , impedendo l&#8217;accesso a pioggia o polvere.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">L&#8217;interno della custodia  è rivestito in pelo lungo o corto. A seconda dei gusti, anche qui.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.onclearchibald.it/wp-content/uploads/2010/05/cust-3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-927" title="custodia aperta" src="http://www.onclearchibald.it/wp-content/uploads/2010/05/cust-3.jpg" alt="" width="525" height="393" /></a></span><span style="font-size: small;"><br />
</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Oltre alla leggerezza, mi colpisce la resistenza. Sono praticamente indeformabili. Gli chiedo, ovviamente, di che materiale si tratta. A questa domanda però, Giorgos divaga. “Diciamo che la base è poliestere, ma lo utilizzo solo per indurire i materiali di base, che sono vari e un po&#8217; complicati da spiegare in due parole”. Insomma, Giorgos tiene il segreto per sé.</span></p>
<p><span style="font-size: small;"> In conclusione,  le <strong>custodie</strong> di Giorgos Xristonakis rispettano appieno le qualità che si richiedono a una buona <strong>custodia</strong>: leggerezza, resistenza, protezione dalle intemperie, perfetta locazione dello <strong>strumento</strong>. Il tutto costruito artigianalmente con eleganza e precisione. I prezzi sono ragionevoli vista la qualità del lavoro e dei materiali: non sono economiche come le custodie di provenienza cinese, ma nemmeno inarrivabili.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Per avere un contatto per informazioni, potete inviare un messaggio a: <em>xristonakisgiorgos@gmail.com</em></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><a href="http://www.milaniguitars.com/milaniguitars/index.htm">Lukas Milani</a></span><br />
<span style="font-size: small;"><a title="Oncle Archibald" href="http://www.onclearchibald.it">Oncle Archibald</a></span></p>
<p><a href="http://www.ninjapicks.it/?xyz=5"><img src="http://www.ninjapicks.it/phpaffiliate/product_images/nsmresozcwwdec.jpg" border="0" alt="" /></a></p>
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		<title>La Chitarra Manouche, ovvero Selmer Maccaferri – parte seconda</title>
		<link>http://www.onclearchibald.it/la-chitarra-manouche-ovvero-selmer-maccaferri-%e2%80%93-parte-seconda.html</link>
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		<pubDate>Mon, 03 May 2010 07:40:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[il liutaio]]></category>

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		<description><![CDATA[1931: inizia la produzione delle chitarre Selmer Maccaferri]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.onclearchibald.it/wp-content/uploads/2010/05/Maccaferri-alla-Selmer.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-908" title="Maccaferri nell'officina Selmer" src="http://www.onclearchibald.it/wp-content/uploads/2010/05/Maccaferri-alla-Selmer.jpg" alt="" width="264" height="169" /></a><span style="font-size: small;">La storia (seconda parte)</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Sarà proprio a Londra che stenderà dei progetti con le sue idee per migliorare la qualità delle <strong>chitarre</strong>, decidendo di costruire dei modelli più sonori. E sempre nella capitale inglese vedranno la luce i primi prototipi del 1931, quando depositerà un brevetto d’invenzione relativo all’adozione di un risuonatore interno alla chitarra. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Sempre nello stesso anno presenta le sue ultime creazioni a Ben Davis, dirigente della succursale inglese della <strong>Selmer</strong>. Grazie all’aiuto di Davis viene messo immediatamente in contatto con <strong>Henri Selmer</strong> a Parigi, il quale avvalla con entusiasmo l’idea di costruire queste nuove <strong>chitarre</strong> nella sua fabbrica di strumenti a fiato, che all’epoca è in piena espansione. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Fin dal 1931, dunque, <strong>Mario Maccaferri</strong> è incaricato di creare un laboratorio per la costruzione delle <strong>chitarre</strong> nell’officina <strong>Selmer</strong> di Mantes-la-Ville, nei pressi di Parigi. L’atelier in questione vedrà presto la luce grazie alle direttive di Maccaferri che controlla personalmente gli stampi, le rifiniture e fornisce tutte le istruzioni.  Da quest’anno dunque ha il via la produzione delle primissime <strong>chitarre</strong>. </span></p>
<p><span style="font-size: small;"><strong>Maccaferri</strong>, che aveva essenzialmente sviluppato il progetto per una nuova <strong>chitarra classica</strong>, decide, su consiglio di Davis, di lavorare anche sui modelli a corde metalliche. Il <strong>jazz</strong> è in piena espansone e la domanda per questo genere di chitarre si fa di giorno in giorno più vasta.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Luca Leimer</span></p>
<p><span style="font-size: small;"><a title="Oncle Archibald" href="http://www.onclearchibald.it">Oncle Archibald</a></span></p>
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		<title>le chitarre di Lukas Milani al Soave Guitar Festival</title>
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		<pubDate>Sat, 01 May 2010 16:10:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[il liutaio]]></category>
		<category><![CDATA[novità]]></category>

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		<description><![CDATA[L'esposizione di Lukas Milani al Soave Guitar Festival]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="http://www.milaniguitars.com/milaniguitars/index.htm" href="http://www.onclearchibald.it/wp-content/uploads/2010/05/DSC_0204.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-895" title="DSC_0204" src="http://www.onclearchibald.it/wp-content/uploads/2010/05/DSC_0204-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><span style="font-size: small;">Sono appena tornato dal <strong>Soave Guitar Festival</strong>, sempre estremamente interessante per le <strong>chitarre vintage</strong>, l&#8217;accessoristica, la <strong>liuteria elettrica</strong> e <strong>acustica</strong> e i concerti.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Ma questa volta mi interessavano soprattutto l&#8217;esposizione del<strong> liutaio Lukas Milani </strong>e i suoi nuovi modelli di <strong>chitarra acustica</strong>.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il design degli strumenti è, come al solito, curatissimo, la scelta dei legni e le finiture ineccepibili, il suono&#8230;andatelo a sentire finchè siete in tempo (oppure andate nel suo laboratorio: <a href="http://www.milaniguitars.com/milaniguitars/index.htm">Lukas Milani</a>).</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Qui di seguito gli strumenti:</span></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.onclearchibald.it/wp-content/uploads/2010/05/DSC_0191.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-896" title="Experia, Joplin, Walrus" src="http://www.onclearchibald.it/wp-content/uploads/2010/05/DSC_0188-1024x680.jpg" alt="" width="537" height="357" /><br />
</a>Massimo Valvasori</p>
<p><span style="font-size: small;"><a title="Oncle Archibald" href="http://www.onclearchibald.it">Oncle Archibald</a></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La Chitarra Manouche, ovvero Selmer Maccaferri &#8211; parte prima</title>
		<link>http://www.onclearchibald.it/la-chitarra-manouche-ovvero-selmer-maccaferri-parte-prima.html</link>
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		<pubDate>Sat, 24 Apr 2010 06:54:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[il liutaio]]></category>

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		<description><![CDATA[la storia della chitarra Selmer Maccaferri: Mario Maccaferri]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.onclearchibald.it/wp-content/uploads/2010/04/Mario-Maccaferri.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-829" title="Mario Maccaferri" src="http://www.onclearchibald.it/wp-content/uploads/2010/04/Mario-Maccaferri.jpg" alt="" width="224" height="291" /></a><span style="font-size: small;">La storia (prima parte)</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Se c’è una chitarra fabbricata in Francia, che si è imposta fin dalla nascita per le grandi qualità che la contraddistinguono, fino a possedere oggi una fama internazionale, questa è sicuramente la <strong>chitarra Selmer</strong>. Si tratta inoltre della chitarra che da settant’anni a questa parte è stata scelta da tutti i musicisti dediti alla<strong> musica <em>manouche</em></strong>. Creata agli inizi degli anni Trenta dalle mani del liutaio <strong>Mario Maccaferri</strong> sarà ben presto adottata dai primi <strong>chitarristi jazz</strong> inglesi e francesi. Ma sarà senza ombra di dubbio <strong>Django Reinhardt</strong> che la renderà definitivamente celebre nel corso della sua carriera. Nella <strong>Selmer-Maccaferri</strong> Django trova lo strumento ideale per il suo stile e suonerà quasi esclusivamente su queste chitarre, tanto che esse saranno presto e sono ancora associate alla sua musica. I numerosi chitarristi influenzati da Django l’hanno da sempre utilizzata, confermandola come uno strumento insostituibile per chi ricerca un ben definito tipo di sonorità, personale e caratteristico. Le <strong>chitarre Selmer-Maccaferri</strong> saranno in mano ai chitarristi delle grandi orchestre di jazz e swing degli anni Trenta e Quaranta, in quelle di accompagnatori di cantanti come Edith Piaf, Charles Trenet o Yves Montand e, naturalmente, all’interno delle piccole formazioni di <em>valse musette </em>insieme alle fisarmoniche.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Tutto ha inizio nei primi anni del Novecento con un giovane dal destino promettente, figlio di una famiglia numerosissima del Nord Italia, che decide di non dedicarsi al lavoro nei campi evitando di seguire le orme dei fratelli, e rivelandosi invece pieno di qualità artistiche: <strong>Mario Maccaferri</strong> (1900 – 1993). Nato a Cento, nei pressi di Bologna, alla tenera età di undici anni diviene apprendista liutaio nell’atelier del maestro <strong>Luigi Mozzani</strong>, <strong>liutaio</strong> e <strong>chitarrista</strong>. Questa figura lo influenzerà moltissimo al punto che Maccaferri deciderà di seguire la stessa strada, dedicandosi insieme all’apprendimento della liuteria e allo studio della chitarra classica. Nel 1916 fa il suo ingresso all’accademia musicale di Siena, dalla quale uscirà diplomato; abbandonerà allora temporaneamente la liuteria per dedicarsi totalmente ad una carriera di chitarrista classico da concerto. Numerose saranno le tournèe che gli permetteranno di percorrere in lungo e in largo tutta l’Europa. Nel 1929 risiede a Londra dove è stato chiamato per impartire  lezioni di chitarra al duca di Windsor. Purtroppo un incidente sarà all’origine di una frattura alla mano sinistra e lo costringerà ad abbandonare la carriera di concertista, permettendogli però di dedicarsi con rinnovato vigore alla grande e prima passione: la liuteria.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Luca Leimer</span></p>
<p><span style="font-size: small;"><a title="Oncle Archibald" href="http://www.onclearchibald.it">Oncle Archibald</a></span></p>
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